Un’Europa più forte, indipendente e capace di decidere autonomamente il proprio destino in un mondo diventato apertamente più ostile, rilanciando la propria industria – a partire da quella tecnologica – ma anche costruendo nuove forme di cooperazione con Paesi partner come il Canada, rafforzando gli strumenti di sicurezza e difesa e lanciando un nuovo Congresso dell’Europa per contribuire a plasmare una nuova visione dell’Unione europea. È questa l’Europa che emerge dal sesto discorso sullo Stato dell’Unione della presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, pronunciato davanti alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo.

Nel suo intervento, la presidente della Commissione ha rivendicato un’Unione che negli ultimi anni ha ridotto la dipendenza dai combustibili fossili russi, aumentato gli investimenti nella difesa e rafforzato la propria capacità di reagire alle crisi, ma ha anche avvertito che l’Europa si trova di fronte a una fase di eccezionale fragilità a partire dalla crisi energetica provocata dall’intensificarsi della crisi nello Stretto di Hormuz. Competitività, costo dell’energia, concorrenza cinese, cambiamento climatico e intelligenza artificiale sono i grandi capitoli economici e industriali del discorso, che si estende anche alla guerra in Ucraina, alla minaccia russa, alla difesa europea, alla migrazione e alla tenuta delle democrazie.

Il messaggio lanciato da von der Leyen è chiaro: il destino dell’Europa deve rimanere nelle mani degli europei. Ad assistere al SOTEU nell’emiciclo anche il primo ministro canadese Mark Carney, ospite d’onore, simbolo della volontà di Bruxelles di rafforzare la cooperazione con le democrazie che condividono interessi e valori europei.

Il discorso sullo Stato dell’Unione, il SOTEU nel linguaggio delle istituzioni europee, è il principale appuntamento annuale nel quale il presidente della Commissione traccia davanti agli eurodeputati il bilancio dell’azione dell’esecutivo e indica le priorità politiche per l’anno successivo.

Il discorso è stato accompagnato da una lunga serie di annunci, alcuni dei quali destinati ad aprire discussioni politiche e istituzionali di primo piano nei prossimi mesi. Von der Leyen ha proposto di aprire al Canada la strada per diventare il primo “membro associato” dell’Unione europea, la creazione di un Consiglio di sicurezza europeo e di una sorta di “articolo 4 europeo”, un nuovo quadro di emergenza per le frontiere, un Congresso dell’Europa in occasione dei 70 anni dei Trattati di Roma e nuove regole per proteggere i minori online. A questi si aggiungono nuovi strumenti per la difesa europea e il sostegno all’Ucraina, una nuova strategia europea di sicurezza, iniziative sull’intelligenza artificiale, sulle materie prime critiche, sulle reti energetiche, sulla resilienza climatica e sugli incendi.

Canada, difesa e Ucraina: la nuova architettura europea della sicurezza

L’annuncio probabilmente più innovativo sul piano politico-istituzionale riguarda però il Canada, che von der Leyen vuole trasformare nel primo “membro associato” dell’Unione europea. Rivolgendosi direttamente a Mark Carney, presente nell’emiciclo, la presidente ha annunciato di voler lavorare con Ottawa per “aprire le porte al Canada affinché diventi il primo membro associato dell’Ue”. Una formula che al momento non corrisponde a uno status previsto dai Trattati europei. L’articolo 49 del Trattato sull’Unione europea prevede infatti che ogni “Stato europeo” possa chiedere di diventare membro dell’Unione, mentre l’articolo 217 del Trattato sul funzionamento dell’Ue consente di concludere con Paesi terzi accordi di associazione che comportino diritti e obblighi reciproci, azioni comuni e procedure particolari. Non esiste tuttavia una categoria intermedia di “membro associato” dell’Unione: resta quindi da definire quale veste giuridica Bruxelles intenda dare alla proposta.

Von der Leyen ha comunque indicato chiaramente la direzione politica, annunciando il passaggio dal CETA a una nuova “Alleanza per il futuro” tra Unione europea e Canada, destinata a creare uno spazio comune di prosperità e sicurezza economica. Bruxelles e Ottawa intendono lavorare insieme sulla produzione intelligente, creare un’alleanza tecnologica, integrare maggiormente le rispettive basi industriali della difesa e fare dell’Artico uno dei progetti faro della cooperazione. Energia, minerali critici, batterie, intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche, cybersicurezza e sicurezza economica saranno gli altri settori prioritari. “Questa è una partnership non contro qualcun altro, ma per la nostra forza comune”, ha assicurato von der Leyen. Il commercio di beni tra Ue e Canada, ha ricordato, è cresciuto del 75% dall’entrata in vigore del CETA.

Sul fronte della sicurezza e della difesa, von der Leyen ha proposto una profonda revisione dell’architettura europea, partendo dalla constatazione che “la nostra dottrina, le nostre istituzioni e i nostri processi decisionali non si sono adeguati alla nuova realtà”. L’idea è innanzitutto quella di dotare l’Unione di un “articolo 4 europeo”, sotto forma di un Protocollo di sicurezza d’emergenza che possa essere attivato da uno Stato membro in presenza di episodi che non raggiungano la soglia di un’aggressione armata, ma rappresentino comunque una minaccia alla sicurezza nazionale. L’attivazione porterebbe alla convocazione degli Stati membri per coordinare la risposta europea, dissuadere un’ulteriore escalation e limitarne le conseguenze.

Il meccanismo dovrebbe in qualche modo affiancare l’articolo 4 della NATO, che consente agli Alleati di avviare consultazioni quando uno di loro ritenga minacciate la propria integrità territoriale, indipendenza politica o sicurezza. Ma von der Leyen ha chiesto di andare oltre, rilanciando la proposta di un Consiglio di sicurezza europeo, costruito intorno ai leader europei ma aperto anche a partner strategici come Ucraina, Regno Unito, Norvegia e Canada. “La sicurezza dell’Europa è indivisibile”, è il principio indicato dalla presidente.

Sul piano più strettamente militare, la Commissione proporrà inoltre un nuovo Strumento europeo per i fattori abilitanti strategici, pienamente coordinato con la NATO, con l’obiettivo di aumentare le capacità comuni nei settori considerati essenziali per una difesa credibile: difesa aerea e missilistica, trasporto strategico, rifornimento in volo, spazio e cybersicurezza. “L’Europa difenderà ogni singolo metro quadrato del suo territorio”, ha assicurato von der Leyen.

Un capitolo centrale è stato riservato all’Ucraina, alla quale la presidente ha promesso quello che ha definito il sostegno europeo più forte dall’inizio della guerra in vista di quello che si preannuncia come “l’inverno più difficile”. L’Ue, insieme ai partner, rafforzerà gli aiuti umanitari e le forniture di elettricità e riscaldamento e intensificherà il sostegno alla difesa aerea. Von der Leyen ha ricordato l’approvazione dell’acquisto di missili intercettori Patriot statunitensi, sottolineando allo stesso tempo la necessità di ridurre la dipendenza da un unico fornitore.

Come sottolineato dalla presidente della Commissione UE, Bruxelles vuole per questo sviluppare insieme all’Ucraina un sistema di difesa missilistica modulare e a costi accessibili, attraverso il progetto Freya, che dovrebbe combinare l’esperienza acquisita dagli ucraini sul campo di battaglia con la tecnologia e le capacità produttive europee. Con le risorse ancora disponibili attraverso SAFE sarà inoltre creato un nuovo programma per progetti congiunti con le imprese ucraine. Sul fronte economico, von der Leyen ha annunciato un ulteriore irrigidimento della pressione sulla Russia, precisando però che “non servono necessariamente nuove sanzioni”, quanto soprattutto una più rigorosa applicazione di quelle già approvate e la chiusura delle scappatoie utilizzate da Mosca per aggirarle.

Von der Leyen è tornata poi sulle minacce ibride provenienti dalla Russia, partendo dai recenti episodi registrati in Danimarca, Lituania e Polonia e dal tentato attacco con droni a Lipsia, che ha attribuito ad agenti russi e definito “un attacco non soltanto contro uno Stato membro, ma contro tutta la nostra Unione”. Cyberattacchi, sabotaggi, incendi dolosi e incursioni di droni dimostrerebbero, secondo la presidente, che “le minacce ibride che l’Europa affronta sono sempre meno ibride e sempre meno semplici minacce”. Bruxelles presenterà quindi, insieme all’Alta rappresentante, una nuova Strategia europea di sicurezza e un vero e proprio playbook europeo per la risposta agli attacchi ibridi.

Uno dei passaggi più forti del discorsi ha riguardato l’allargamento a Ucraina, Moldova e ai Balcani occidentali. Von der Leyen ha confermato che la Commissione presenterà a breve roadmap per i Paesi candidati più avanzati, ribadendo che il processo continuerà a essere basato sul merito. Ma ha poi rivolto un avvertimento particolarmente duro alla Serbia. “Sono rimasta inorridita dalle immagini del funerale di Ratko Mladić a Belgrado la settimana scorsa”, ha dichiarato. “La glorificazione dei criminali di guerra non ha posto nell’Unione europea”. Tutte le vittime delle guerre nella ex Jugoslavia, ha aggiunto, meritano di essere ricordate, perché l’Unione difende “verità, giustizia e rispetto dei nostri valori”.

Nel suo lungo discorso, in cui non ha mai nominato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che insieme a Israele ha lanciato lo scorso 28 febbraio una guerra contro l’Iran che sta sconvolgendo l’economia  e la sicurezza globale, von der Leyen ha affrontato Israele, Gaza e la Cisgiordania. La presidente ha definito “inaccettabile” la decisione del governo israeliano di portare avanti il progetto di insediamento E1 in Cisgiordania e ha espesso rammarico, definendo “dolorosa” l’incapacità degli Stati membri di raggiungere le maggioranze necessarie per una risposta europea comune. “Quando l’Europa è divisa, non può cambiare il corso degli eventi”, ha affermato.

Von der Leyen ha ricordato che l’Unione è tra i principali sostenitori dei palestinesi e che, attraverso il Palestine Donor Group e la Team Gaza Initiative, sono state riunite 65 delegazioni e promesso quasi un miliardo di euro per la ricostruzione di Gaza e il sostegno a una moderna Autorità palestinese. La presidente ha ribadito contemporaneamente due principi: “L’Europa sostiene il diritto di Israele all’autodifesa. E il popolo palestinese ha lo stesso diritto di vivere in sicurezza e con dignità”. Il compito dell’Europa, ha aggiunto, è “mantenere viva la fiamma della soluzione dei due Stati”.

Affrontare alla radice l’emergenza migrazione dopo Ceuta

Sulla migrazione uno dei passaggi più significativi è stato dedicato a Ceuta, che a fine luglio ha visto in meno di 48 ore attraversare decine di migliaia di persone (oltre 70.000 secondo le stime del governo, più di 80.000 secondo i partiti di opposizione) il confine tra l’exclave e il Marocco. “Il confine di Ceuta è un confine europeo. Perché Ceuta è Spagna. Ceuta è Europa. E l’Europa sarà lì per voi”, ha affermato von der Leyen rivolgendosi direttamente alla Spagna. La presidente ha ribadito che l’unica risposta possibile è europea e passa dall’attuazione del Patto sulla migrazione e l’asilo, rivendicando una riduzione del 55% degli arrivi irregolari negli ultimi due anni e un ulteriore calo del 35% quest’anno.

La crisi dell’estate avrebbe però mostrato la necessità di nuovi strumenti. La Commissione proporrà quindi un Quadro europeo di risposta alle emergenze, destinato alle situazioni nelle quali i movimenti di massa vengano deliberatamente organizzati e utilizzati come strumento di pressione. Il meccanismo sarà attivabile solo sulla base di criteri rigorosi e permetterà deroghe limitate nel tempo alle procedure ordinarie. “Siamo noi europei a decidere chi entra nella nostra Unione e in quali circostanze”, ha affermato von der Leyen. Sarà inoltre rafforzata Frontex, soprattutto sul versante dei rimpatri, insieme ai sistemi di allerta precoce e alla cooperazione con i Paesi terzi. La presidente ha annunciato anche una nuova iniziativa mediterranea per le competenze e l’occupazione giovanile e nuovi Gateway Offices nei Paesi partner per favorire i canali di migrazione legale.

Industria, Cina, IA e clima: la sfida alla competitività europea

L’intelligenza artificiale è stata indicata insieme al clima come uno dei due grandi punti di svolta della nostra epoca. Von der Leyen ha rivendicato un approccio europeo che non rinunci allo sviluppo della tecnologia ma tenga insieme innovazione e sicurezza. Particolare preoccupazione è stata espressa per i modelli di frontiera, sempre più capaci di facilitare attacchi informatici, e per i modelli in grado di auto-migliorarsi. La presidente ha richiamato gli allarmi degli stessi sviluppatori e dei vertici delle principali aziende del settore, sostenendo la necessità di “procedere con cautela sulla frontiera”.

L’AI Act dovrà rappresentare uno dei principali strumenti per definire le regole, mentre Bruxelles intensificherà la cooperazione con Canada, Regno Unito e altri partner sulla valutazione e verifica dei modelli, i sistemi di allerta precoce e la sicurezza dell’IA. Von der Leyen convocherà inoltre i principali laboratori che sviluppano modelli di frontiera. Parallelamente, però, “l’Europa deve rimanere in gara”: la Commissione intende aumentare in maniera significativa la capacità di calcolo europea e mobilitare capitali pubblici e privati verso le startup più promettenti.

La strategia punterà soprattutto sull’IA industriale, sfruttando quello che von der Leyen ha definito il “tesoro” rappresentato dai dati delle industrie europee. Cinque i settori prioritari: sanità, trasporti, agroalimentare, manifattura avanzata, difesa e spazio. A novembre saranno presentate nuove iniziative specifiche. Il principio, secondo la presidente, deve essere quello di un’IA che rafforzi il ruolo delle persone senza sostituirle: nella sanità, ad esempio, “l’intelligenza artificiale deve potenziare i nostri medici, non sostituirli”. La Commissione presenterà inoltre entro la fine dell’anno il Quality Jobs Act, anche per affrontare l’impatto dell’IA sul mercato del lavoro.

Sul prossimo Quadro finanziario pluriennale von der Leyen ha legato esplicitamente l’accesso ai fondi europei al rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali. La presidente ha rivendicato il rafforzamento già avvenuto del rapporto tra finanziamenti comunitari e rule of law e ha annunciato che nel prossimo bilancio pluriennale questo collegamento dovrà diventare ancora più centrale: “Il rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali è imprescindibile per i fondi Ue. Deve essere al centro del bilancio, ora e in futuro”.

Ampio spazio è stato riservato anche a industria, competitività, energia e semplificazione, richiamando esplicitamente la logica dei rapporti Draghi e Letta. La Commissione vuole arrivare entro la fine del 2027 al completamento della revisione del mercato unico prevista dalla roadmap “One Europe, One Market”, accelerare drasticamente le autorizzazioni per i progetti strategici e ridurre ulteriormente gli oneri amministrativi. Secondo von der Leyen, le dodici proposte Omnibus già presentate dovrebbero tagliare circa 17 miliardi di euro l’anno di costi burocratici. Ma la presidente ha chiamato in causa anche i governi nazionali, proponendo un patto contro il gold-plating, cioè contro l’aggiunta a livello nazionale di obblighi ulteriori rispetto a quelli richiesti dalle norme europee.

Tra le misure di sostegno all’economia, von der Leyen ha annunciato un nuovo pacchetto bancario dedicato alla semplificazione e alla riduzione della frammentazione del mercato europeo dei capitali, il rafforzamento della Savings and Investments Union e il sostegno alle startup deep-tech attraverso lo Scaleup Europe Fund. La presidente ha indicato la società spaziale ICEYE, fondata da un polacco e un finlandese conosciutisi attraverso Erasmus e cresciuta anche grazie ai finanziamenti europei di Horizon, come esempio della capacità europea di trasformare ricerca e innovazione in imprese globali.

Sul piano commerciale e infrastrutturale, von der Leyen ha ricordato i nuovi accordi commerciali con India, Mercosur, Messico, Australia e Indonesia. “Abbiamo ormai accordi commerciali con oltre 80 paesi, più di chiunque altro al mondo. E le aziende ci chiedono di più”, ha affermato.  In merito, la presidente della Commissione ha annunciato un nuovo progetto per il Middle Corridor, destinato a collegare più direttamente il Caucaso meridionale e l’Asia centrale al mercato europeo. Attraverso Global Gateway Bruxelles punta a mobilitare fino a 12 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati, triplicare i flussi commerciali e ridurre i tempi di transito delle merci entro il 2030. Sarà inoltre organizzato un vertice regionale sulla connettività con la Bulgaria.

Il costo dell’energia resta uno dei principali problemi della competitività. Von der Leyen ha ricordato che dalla chiusura dello Stretto di Hormuz le importazioni di combustibili fossili sono costate all’Europa 90 miliardi di euro in più. L’obiettivo è raddoppiare entro il 2040 la quota dell’elettricità nel mix energetico, puntando sia sulle rinnovabili sia sul nucleare, con un approccio di neutralità tecnologica, e riducendo così potenzialmente di 260 miliardi di euro l’anno la bolletta delle importazioni di combustibili fossili. Centrale sarà anche il nuovo pacchetto sulle reti, necessario per collegare una capacità rinnovabile che oggi, secondo la Commissione, resta in larga parte bloccata in attesa di connessione.

Ma è soprattutto sulla Cina che von der Leyen ha alzato i toni in vista anche della scadenza della deadline di ottobre fissata a fine giugno a Bruxelles tra il commissario europeo al Commercio, Maros Šefčovič, e  ministro cinese per il Commercio, Wang Wentao, per trovare una soluzione agli squilibri. Come ricordato da von der Leyen il deficit commerciale europeo con Pechino ha raggiunto, secondo la presidente dell’esecutivo comunitario, un miliardo di euro al giorno. “Alcuni dicono che si profila un secondo shock cinese. Ma è già qui”, ha avvertito, sostenendo che la pressione delle esportazioni cinesi sta già contribuendo alla deindustrializzazione di alcune aree dell’Europa. Il dialogo con Pechino proseguirà, ma “deve ora portare a risultati”. “Useremo tutti gli strumenti a nostra disposizione per riequilibrare il nostro rapporto. Le parole sono importanti, ma i fatti lo sono ancora di più”, ha aggiunto la presidente della Commissione UE.

Il problema riguarda anche le dipendenze strategiche: l’UE dipende dalla Cina per oltre l’80% di numerose materie prime critiche e fino al 90% per alcune terre rare. La Commissione istituirà quindi una nuova Corporazione europea per le materie prime critiche, con il compito di aiutare gli Stati a procurarsi e accumulare riserve necessarie all’industria automobilistica, ai chip, alle batterie, alle tecnologie pulite e alla difesa.

Minori e democrazia: le nuove regole dell’Unione

Un altro annuncio destinato ad avere un impatto diretto sulla vita quotidiana riguarda la protezione dei minori online. Von der Leyen ha parlato di una vera e propria “cattura dei nostri figli”, ricordando che i giovani europei trascorrono ormai tra le quattro e le sei ore al giorno davanti agli schermi e citando il caso di Oléa, la quattordicenne belga che si è tolta la vita dopo essere stata vittima di bullismo online.

La Commissione presenterà il nuovo EU Kids Act, costruito su livelli di protezione diversi a seconda dell’età: nessun accesso ai social media sotto i 13 anni e nessun account personale sotto i 15. Tra i 13 e i 15 anni saranno ammessi soltanto account creati e supervisionati dai genitori, con funzioni limitate e restrizioni temporali; tra i 15 e i 18 anni le piattaforme saranno invece obbligate a garantire un design sicuro. Soprattutto, Bruxelles vuole invertire l’onere della prova: saranno le piattaforme a dover dimostrare che i propri servizi sono sicuri. “Non si tratta solo di quando i minori possono accedere ai social media, ma di quando e come permettiamo ai social media di accedere ai minori”, ha spiegato von der Leyen. In autunno arriverà inoltre il più ampio Digital Fairness Act, destinato anche a contrastare i meccanismi di progettazione che favoriscono la dipendenza digitale.

La difesa della democrazia europea è stata collegata direttamente alla crescente pressione della disinformazione e delle interferenze straniere. Von der Leyen ha parlato apertamente di “guerra cognitiva”, citando propaganda straniera, deepfake e campagne mirate a erodere la fiducia nelle istituzioni democratiche e nei media indipendenti. La risposta si inserisce nell’architettura dello Scudo europeo per la democrazia, presentato dalla Commissione nel 2025, di cui il Centro europeo per la resilienza democratica costituisce uno degli strumenti centrali. Il Centro, operativo dal febbraio 2026, mette in comune competenze e risorse di istituzioni Ue, governi e società civile per aumentare la capacità di anticipare, individuare e contrastare le minacce informative e le interferenze straniere.

Von der Leyen ha ricordato che il Centro sta già lavorando con gli Stati membri e il Parlamento europeo e ha annunciato un ulteriore rafforzamento della cooperazione. “Le minacce alle nostre democrazie non vengono soltanto dall’esterno”, ha però avvertito, citando anche la crescita di forze antidemocratiche e antieuropee. La presidente ha indicato il cambiamento politico avvenuto in Ungheria come esempio del fatto che “nulla è inevitabile”, tornando poi sull’importanza dei rapporti annuali sullo Stato di diritto e sulla condizionalità nell’accesso ai fondi europei.

La lotta ai cambiamenti climatici la difesa dei diritti sociali

L’altro grande “punto di svolta” individuato nel discorso è il cambiamento climatico, dopo un’estate che von der Leyen ha definito “l’estate della verità”. Secondo i dati citati dalla presidente, gli incendi hanno distrutto 660 mila ettari, sono andate perse circa 12 milioni di tonnellate di raccolti e le ondate di calore hanno provocato oltre 35 mila morti aggiuntive. “Questi sono stati i mesi estivi più caldi di sempre, ma probabilmente saranno i più freschi degli anni a venire”, ha avvertito, confermando che l’Unione manterrà i propri obiettivi climatici.

La Commissione presenterà già il mese prossimo un nuovo quadro europeo per la resilienza climatica, individuando cento dei territori maggiormente vulnerabili dell’Unione. Bruxelles vuole inoltre creare una Climate Insurance Alliance per affrontare il divario assicurativo: oggi soltanto circa il 25% delle perdite provocate dalle catastrofi naturali in Europa è coperto da assicurazioni private. Seguiranno un Piano europeo contro le ondate di calore, con sistemi di allerta precoce e maggiore preparazione sanitaria, e una nuova iniziativa europea sull’acqua.

Particolare attenzione sarà riservata agli incendi boschivi, sempre più frequenti e intensi. La Commissione ha incaricato alcuni dei più esperti vigili del fuoco e responsabili della protezione civile europei di elaborare proposte sulle capacità necessarie, compreso il possibile sviluppo di una futura flotta antincendio europea e un maggiore coordinamento civile-militare. Von der Leyen ha ricordato in aula il pilota danese Rune Kyndal, morto insieme al suo ufficiale di collegamento dopo aver partecipato alle operazioni antincendio in Grecia, alla presenza della sua famiglia.

Infine, sul versante sociale, von der Leyen ha annunciato un European Care Deal per affrontare le conseguenze dei cambiamenti demografici e un vertice sul Pilastro europeo dei diritti sociali insieme al presidente del Consiglio europeo António Costa, in vista del decimo anniversario del Pilastro nel 2027. La presidente ha difeso anche il “diritto a restare” nelle proprie regioni, il diritto alla casa e all’assistenza e ha rivolto un passaggio particolarmente forte ai tentativi di arretramento sui diritti delle donne: “Le donne sono qui per restare. Difenderemo i nostri diritti e continueremo a batterci per i nostri valori ogni singolo giorno”.

A chiudere idealmente il discorso è stato invece l’annuncio di un nuovo Congresso dell’Europa, che sarà organizzato nel 2027 in occasione del settantesimo anniversario dei Trattati di Roma. Il riferimento esplicito è al Congresso dell’Aia del 1948, nel quale personalità politiche e intellettuali europee si riunirono per discutere il futuro dell’integrazione continentale. Von der Leyen ha affermato di voler riunire “le menti più brillanti” provenienti dall’intera Unione e dal continente – pensatori, scrittori, artisti, scienziati, cittadini e rappresentanti della società civile – con l’obiettivo di elaborare “una visione in grado di ispirare la nuova generazione di europei” e “riaccendere l’immaginazione europea”. “Ogni generazione ha costruito sull’eredità di quella precedente. Passo dopo passo, mattone dopo mattone”, ha ricordato, invitando l’Europa a “riprendere in mano le redini del proprio futuro”.

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